| San Michele Salentino
L'appendice del suo toponimo deriva dalla sua collocazione nella penisola salentina, precisamente nella parte più settentrionale di essa, e di questa possiede la caratteristica della modesta altitudine (153 m sul mare). Per il resto il paese risente di un prevalente influsso della confinante terra delle Murge. Da un punto di vista morfologico, infatti, San Michele Salentino condivide con le Murge orientali un sottosuolo carsico, custode generoso di grotte naturali, e un paesaggio ondulato, solcato da lame, piccole doline e vore. E agli occhi degli osservatori non sfuggono, nel mezzo dell'ardente terra rossa e degli ulivi secolari, elementi
Abitato di origini recenti, San Michele Salentino si sviluppò a partire dai primi del XIX secolo dagli insediamenti circondanti masseria SAN MICHELE, e la masseria AJENI.
Considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, il capo supremo dell'esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati, il nome dell'arcangelo in ebraico suona 'Mi - ka - El' e significa: "Chi è come Dio?", un grido di guerra contro chiunque presuma di farsi uguale a Dio.
La tradizione attribuisce a San Michele anche il compito della pesatura delle anime dopo la morte e nei primi secoli del cristianesimo, specie presso i Bizantini, il santo era considerato come medico celeste delle infermità degli uomini.
Nel Medioevo le relative manifestazioni cultuali sono sovente legate all'ambiente delle grotte.
La caratteristica conformazione carsica del territorio, con le innumerevoli grotte, si combina, infatti, con la storia altomedievale dell'Iconoclastia.
In questi luoghi, tuttavia, la devozione per il santo assume una connotazione non 'bellica', bensì agro-pastorale, legata cioè all'attività che la popolazione locale da tempo immemore ha esercitato per garantirsi la propria sopravvivenza. La sua valenza come protettore degli animali e dei raccolti sembrerebbe completamente estranea a quella originaria di difensore della fede e curatore di anime. Ma in realtà, nella data del 29 settembre a lui dedicata, si denota una cesura tra due momenti vitali e un prepararsi al cambiamento successivo. Vi è una forte comunanza tra la spirituale purificazione delle anime per essere degni dell'aldilà e il ciclo produttivo materiale del mondo rurale, coincidente con la fine del raccolto e l'inizio di un nuovo ciclo produttivo, quello oleario, in un periodo difficile per la modesta vita contadina, l'inverno.
La cultura e le abitudini cultuali di un luogo, del resto, si radicano da sempre alla economia praticata dagli abitanti del luogo. Così anche a San Michele Salentino. E la connessione delle ritualita religiose con il ciclo produttovo locale è emblematizzata dalle modalità quasi tragiche con cui, ancora fino alla seconda guerra mondiale, in un territorio anticamente flagellato dalle siccità come questo, le processioni dedicate al santo nelle due ricorrenze annuali assumessero un tono drammatico.
Oggi la devozione si manifesta in chiave meno 'disumana' e più gioiosa, ricordando il santo con due solenni processioni, l'8 maggio e il 29 settembre, e concentrando le festività civiche, con luminarie appariscenti ed esibizioni di rinomate bande musicali locali, nel periodo estivo, in concomitanza cioè con quello che era, ed è ancora, un periodo di ritorno in patria delle numerose famiglie sammichelane residenti all'estero.
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